IL BAMBINO INTERIORE

Tempo fa, dopo un brutto periodo, ho sognato un uomo anziano con una lunga barba bianca, che nel sogno mi ricordava un mago, che mi ha detto: “devi far venire fuori il bambino che piange dentro di te”

Io, per quanto appassionata di psicologia, non sapevo nulla sull’ argomento “bambino interiore”,anchese ne avevo sentito parlare.

Questi sono le “risposte” che ho trovato.

Possibile che proprio il “Bambino interiore” sia il perno su cui poggia, anzi, su cui pesa tutta la nostra dinamica psichica?

bimboIl “Puer aeternus” o l’abusato “Bambino interiore” di cui tutti oggi parlano, compare molto spesso nei sogni. Individuarne la presenza, analizzarne l’aspetto, sentirne il grande potere,  creare un contatto con la sua energia, amplia la  consapevolezza e la propria esperienza personale. 

E’ un modo  per imparare  a conoscersi meglio, per dare un nome ed anche un volto a certa inquietudine che ci assale, o al bisogno irrefrenabile, a volte, di fare  qualcosa che è fuori del nostro modo di essere, oppure al senso di vuoto e di disperazione, o al bisogno famelico di amore e di attenzione, alla paura dell’abbandono….

 Il nostro Bambino interiore, anche quando  non sappiamo di averlo, si fa sentire in mille modi, si manifesta attraverso le sensazioni di cui vi ho appena parlato, si manifesta principalmente nei sogni.
Paola, mia cara amica,  sogna di finire con l’auto in una  scarpata, trovare qui una casa sconosciuta, al cui interno c’è una culla. Dentro la culla vede un uovo grande e luminoso ed un fanciullo sorridente e con i boccoli d’oro. Paola mi scrive: “La vista di quel fanciullo mi ha riempito il cuore di un grande sentimento di gioia e speranza”.
Eugenio,  sposato e senza figli, sogna di avere un bambino di circa un anno che già sa parlare. Lo prendebimbo in braccio e mentre lo ascolta  sente il suo peso aumentare sempre di più, al punto da doverlo mettere giù. E mi dice alla fine del suo racconto:
Perché quel bambino assomigliava tanto a me, e perchè era così pesante?”
Gabriella sogna di portare in grembo una bambina e di sentire nei suoi confronti un amore fortissimo. Dice: “Mi meraviglio ancora di quanto amore ho provato per quell’ esserino che ancora non avevo conosciuto. Sono felicissima! Mi mette così di buon umore.”


E per ultimo il sogno che considero  più significativo  mostra il cambiamento che  può avvenire nello stato onirico, e che si può riflettere nella realtà del sognatore:

Ivana sogna di andare in una parte della città sconosciuta in cui vivono bambini poveri e delinquenti. Questi bambini sembra vogliano farle del male e lei dapprima ne è impaurita, ma poi si avvicina ad uno di questi, sporco e scuro di carnagione e lo prende in braccio nonostante lui si divincoli. Lo abbraccia e lo coccola,  e quando lo rimette giù, il bambino è diventato “buono”. Fa lo stesso con altri bambini e tutti, dopo le coccole, si trasformano in bimbi docili, buoni ed affettuosi.

BimboSpesso, quando il Bambino interiore è stato trascurato o ferito, fatica a mostrarsi, oppure si mostra arrabbiato o aggressivo, o con un aspetto sgradevole o addirittura morto.  Nel sogno di Ivana il bambino è scuro di carnagione e sporco. Appare cioè sgradevole e “diverso”. Nel sogno lei vince il timore e lo prende in braccio, e qui avviene il cambiamento, la trasformazione. Il bambino diventa “buono”, cioè avviene un contatto,  il bambino interiore può essere integrato, perchè viene accettato ed amato.

Questo accade per tutte le sub-personalità che rinneghiamo e che cacciamo nella profondità dell’inconscio, quando cominciamo ad accettarle e a non farci intimidire dal carico emotivo e di dolore che portano, si “sgonfiano”, perdono cioè le loro caratteristiche intimidatorie o demoniache.

Racconto  questi sogni,  per farvi capire quanto spesso  il Bambino interiore compare nei sogni, ed in quali molteplici forme: bambini feriti, maltrattati o addirittura morti, sono purtroppo molto frequenti, ed indicano la distanza da questa parte di noi, l’inconsapevolezza, la trascuratezza nei suoi confronti. Così come la gioia di altri sogni indica invece il contatto, la sua presenza, la sua accettazione.

 Perchè il nostro inconscio ci rimanda  tanto spesso questa immagine?Possibile che proprio il “Bambino interiore” sia il perno su  cui poggia, tutta la nostra dinamica psichica?
 E cosa è  questo meraviglioso e magico Bambino interiore che ha tutto questo potere?

” E’ necessario restare bambini pur essendo divenuti adulti”….
E’ necessario recuperare la spontaneità, la creatività, la fantasia per equilibrare un mondo adulto spesso svuotato,in cui viene a mancare l’entusiasmo, in cui non si sa godere del qui ed ora…..

bimbo con aquilone 

Il Bambino interiore è  una parte della  nostra personalità che resta sempre bambina e che quindi mantiene in se’ le caratteristiche legate al mondo dell’infanzia. E’ l’aspetto di noi che porta nella nostra vita la giocosità, la creatività, lo stupore, il contatto con lo spirito, ma anche il bisogno, la vulnerabilità. Perché allora spesso questo bambino interiore non lo sentiamo?
Perché per farsi conoscere  deve mostrarsi nei nostri sogni?

Perché intorno a questa parte, nel corso della nostra crescita, si sviluppa tutto il nostro sistema protettivo, le nostra maschere, le nostre corazze…e tutto questo va bene, viviamo in mezzo agli altri e dobbiamo anche saperci  proteggere, ma il nostro sistema protettivo, nell’intento di proteggere, spesso finisce per soffocare questa parte, per renderla inaccessibile. Non la sentiamo più, siamo ormai identificati con il mondo dei “grandi”, siamo adulti, siamo seri, siamo responsabili. 

 Hansel e Gretel

Però il bambino interiore resiste e sopravvive dentro di noi, ed anche fuori di noi, anzi se facciamo un passo indietro vediamo che fa parte della nostra civiltà da almeno 2000 anni. Pensate ai miti, alle favole, da Pollicino, a Cenerentola, a Hansel e Gretel, tutto ci parla di bambini  maltrattati, abusati, di mostri e streghe cattive, ma pure di magia e salvezza, di redenzione e potere. Anche attraverso le favole ed i miti noi recuperiamo il contatto con il nostro  Bambino interiore.

Questo avviene perchè abbiamo la capacità di identificarci: tutti siamo stati piccoli ed indifesi, tutti siamo stati sgridati o abbiamo subito ingiustizie, tutti abbiamo avuto paura di perdere la sicurezza, l’approvazione, l’amore dei genitori, e tutti avremmo voluto per magia recuperare l’amore, il calore, il benessere originario.

Il Bambino interiore è quindi una realtà nella nostra struttura psicologica. Jung è stato il primo a parlarne nel 1912. E’ lui che conia il termine di “Puer aeternus” (Fanciullo eterno) che sarà ripreso da altri psicologi e terapeuti dell’epoca, che addirittura ne parleranno come del nostro vero io”, del nostro “io reale”.

Perché Jung focalizza tanto la sua attenzione sul bambino?
Per Jung il bambino rappresenta l’inizio e la fine, la creatura che esiste prima dell’ uomo, ma anche la creatura finale, o meglio, una anticipazione di quello che la creatura sarà, una anticipazione della vita oltre la morte.

Quindi l’archetipo del Fanciullo è legato alla “nascita e rinascita”, è legato a tutte le qualità di gioia e creatività, ma può avere anche una connotazione negativa.
L’allieva prediletta di Jung,  M.L. Von Frantz, prende in esame, nel suo libro “Il Puer aeternus” proprio questo aspetto di ombra, che può rivelare la parte bambina.

Infatti, se da un lato il bambino rappresenta il rinnovamento della vita, la spontaneità, ed una nuova l’apertura verso il futuro, dall’altro manifesta anche un aspetto distruttivo: “l’infantilismo” che deve essere sacrificato per poter crescere: ciò che porta l’adulto a essere dipendente, pigro, a fuggire i problemi e le responsabilità della vita. E’ come se il bambino interiore facesse i capricci, come se dicesse: “Voglio tutto, voglio averlo ad ogni costo e sono gli altri che me lo devono dare”

Cosa significa questo?

Che una persona adulta che utilizza nel suo modo di essere solo il bambino interiore, che lo mette in evidenza, può apparire sicuramente gioioso, simpatico, compagnone, con una gran facilità di rapporti, ma può  essere totalmente incapace di prendere decisioni, di assumersi delle responsabilità, di sacrificarsi, di fare le cose regolarmente. E’ una persona cara, ma  ha sempre bisogno di appoggiarsi agli altri, che non sa accudirsi e cavarsela da solo.

Allora, crescere diventare adulti è necessario, è buono.

Ma come  crescere  e divil piccolo principeentare adulti senza perdere il senso della totalità, della creatività, come uscire dalla vita fantastica dell’infanzia mantenendo intatti i valori del bambino?
 

Bisogna conoscere il proprio Bambino interiore nelle sue contraddizioni, nei suoi aspetti molteplici, nei suoi lati luminosi e di ombra. Non c’è altra strada, conoscere, riconoscere, accettare questa parte di noi, farla fiorire per recuperarne le qualità.

E’ necessario restare bambini pur essendo divenuti adulti” dice Aldo Carotenuto.  E’ necessario recuperare la spontaneità, la creatività, la fantasia  per equilibrare un mondo adulto spesso svuotato, in cui viene a mancare l’entusiasmo, in cui non si sa godere del qui ed ora,  in cui ci si vergogna ad esprimere le proprie emozioni, ci si vergogna a chiedere.

Cristo :” Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli”.

Diventare come bambini significa nutrire il proprio Bambino interiore, recuperare lo sguardo infantile, lo sguardo incantato. Il bambino è l’apertura nei confronti del mondo e nei confronti degli altri, è la spinta verso la vita e verso lo spirito.

Ma proprio quando appare nei sogni il Bambino interiore mostra tutte le sue innumerevoli sfaccettature: bambino felice, bambino ferito, bambino capriccioso, bambino invadente, bambino giocoso, bambino tenero, bambino arrabbiato, bambino spirituale, bambino magico.

Cominciare, attraverso i nostri sogni a comprendere lo stato di benessere o malessere del nostro Bambino interiore,  è un’avventura che può riservarci molte sorprese.

E IL BAMBINO FERITO SI ACCORSE DI ESSERE MAGICO

di Susanna Garavaglia

Ho davanti a me le carte di Findhorn e ne estraggo una per avere un’ispirazione. “Sei completamente libero di scegliere il tuo sentiero, quindi cercalo e seguilo e alla fine raggiungerai la meta: la tua autorealizzazione di Me, la divinità presente dentro di te.”

In ogni storia di ogni tempo si parla di sentiero perché c’è sempre un protagonista che ad un certo punto della sua vita abbandona una realtà che gli sta stretta, un carcere che non gli appartiene più e si incammina alla ricerca di un tesoro: un regno, una donna da salvare, uno scrigno, un lavoro. E’ il momento in cui decide di non voler più vivere fuori di sé, in una realtà che gli è estranea e, consapevolmente, si mette alla ricerca di se stesso. Ma come può raggiungersi? Non si tratta di ritrarre la propria natura per vivere all’altezza di modelli esterni a noi ma semplicemente di lasciarci essere ciò che già siamo. Se lottiamo contro la nostra crescita non ascoltando gli impulsi che ci spingono a cambiare, rimaniamo prigionieri di quel carcere che nelle fiabe ha i contorni della casa del padre che ha voluto risposarsi dopo la morte della madre oppure dell’umile stanzetta in mezzo al bosco piena di stenti o, comunque di una dimora che ha perso la sua connotazione affettiva.

Ogni trasformazione è questo lasciare emergere sé da sé, agendo in armonia con la propria parte saggia e profonda. La nostra anima, il nostro Sé sa perché è qui, conosce il suo compito in questa incarnazione ma nel corso della vita siamo stati costretti a costruirci una Personalità per adattarci alle circostanze, al ruolo, per avere il consenso sociale, ed è questa maschera che ha preso il sopravvento, facendoci allontanare dalla voce che sa. Pertanto deviamo dal cammino, cercando di adattarci alla realtà esterna per essere amati e accettati, per non essere respinti.

Mi ha sempre colpito il compito del Mago della pioggia: non fa niente di particolare per avere l’acqua, si apre soltanto alla pioggia lasciando che ciò che deve essere sia, permettendole di manifestarsi. E noi siamo tutti maghi della pioggia quando lasciamo che ci parli la voce del nostro Sé: qui c’è la fonte della felicità, anzi questa è la felicità. Quando ci intrappoliamo in un comportamento dipendente cerchiamo invece la felicità in ciò che è esterno a noi stessi. E questa anche perchè fin da bambini ci è spesso mancato quel senso di approvazione incondizionata che ci faceva sentire preziosi per il solo fatto di esistere. Abbiamo invece ricevuto il messaggio di valere per quello che avevamo o che avremmo fatto. Riuscire è diventata la meta di ogni nostra azione ma un’altra idea si è aggiunta, la paura di non essere abbastanza bravi e la convinzione che la nostra forza, quindi, non sia dentro di noi ma provenga dall’esterno.

Abbiamo tutti un Bambino Ferito che piange dentro di noi perché crede di avere fatto qualcosa di sbagliato e si sente in colpa e prova vergogna pensando di essere stato cattivo. Ha paura di essere punito e la punizione che teme è la perdita dell’amore : non possiamo essere amati perché non siamo stati abbastanza bravi. Abbiamo bisogno di ridare approvazione al nostro Bambino Interiore perché è quella paura di non meritare amore che ci induce ad evitare quell’introspezione che ci metterebbe a contatto con quel senso di colpa e quella vergogna che temiamo . Per questo cerchiamo appoggio all’esterno, negli altri, nelle attività, nelle sostanze, nel possesso. E’ proprio ponendo la nostra tranquillità e la nostra pace fuori di noi che abbracciamo la trappola della dipendenza., come se il nostro vuoto potesse essere colmato da qualcosa d’altro.

La nostra cecità risiede nella incapacità di accorgerci della nostra bellezza e il dono più grande che possiamo farci ogni giorno è ripeterci “Io mi amo e mi accetto esattamente come sono”: questo è il contatto risanatore con il Bambino che soffre e non si ama perché è convinto di essere stato cattivo, perché non si è sentito all’altezza delle aspettative e ha avuto paura di essere abbandonato. Ma quel Bambino ha bisogno di sapere che in lui c’è l’abbondanza e che non gli manca nulla per essere felice.

Se crediamo che questo sia un buon momento per dare al nostro Bambino Interiore quella approvazione che ha valore proprio perché viene da noi stessi, proviamo a metterci comodi, in un luogo tranquillo e in una posizione che ci possa aiutare a scendere ai nostri livelli interiori profondi. Respiriamo profondamente, ricordandoci che è importante allungare l’espirazione, svuotando i polmoni fino in fondo, lentamente, con amore. Ripetiamo tre volte questa respirazione con gli occhi chiusi e poi procediamo all’allineamento del corpo fisico, del corpo emotivo e di quello mentale.
Suggerisco di ripetere mentalmente le formule di disidentificazione “Io ho un corpo ma io sono molto più di questo mio corpo”, mentre ogni muscolo si rilassa sempre più profondamente, “Io ho delle emozioni ma io sono molto più di queste mie emozioni”, lasciando che le emozioni si allontanino, “Io ho una mente ma io sono molto più di questa mia mente” e i pensieri se ne vanno piano piano.
Possiamo poi contare mentalmente da 21 a 1 lasciando che ad ogni numero decrescente il nostro stato di rilassamento diventi sempre più profondo.
Ed ora un punto blu viene verso di noi, fino a riempire il nostro schermo visivo. Entriamo in questo punto di luce, in questa macchia che si espande, tuffiamoci: siamo in una distesa di azzurro e di blu dalle mille sfumature. Abbandoniamoci a questa distesa di azzurro e di blu, lasciamoci andare. Stiamo volando nel blu, cullati da correnti leggere che ci fanno andare avanti e indietro, a destra e a sinistra.. e l’alto e il basso si confondono.. Stiamo danzando nel blu.. ci sentiamo bene.. rilassati.. tranquilli.

Ed ora una mano.. ecco, avvertiamo una mano di donna che si avvicina.. una mano amorevole, calda.. non riusciamo a vedere il resto del corpo e non è importante vederlo perché la nostra attenzione è su questa mano piena di amore che afferra la nostra mano sinistra. Lasciamoci afferrare le nostre dita da quella mano dolce, sentiamo il calore morbido e accogliente sui nostri polpastrelli.

Ed ora un’altra mano, maschile, più forte e sicura afferra la nostra destra. E noi stiamo volando, guidati da queste due mani che ci comunicano amore, sicurezza, tenerezza, voliamo nel blu e percepiamo una grande pace. Godiamoci questa pace(pausa)

. Ed ecco che la nostra attenzione è ora nelle mani che ci guidano, mani calde, mani d’amore, mani sicure ed incominciamo a percepire una lieve sensazione di discesa.. stiamo scendendo lentamente, dolcemente.. Ora sotto di noi vediamo una coltre fitta fitta di nuvole bianche, compatte ma morbide, soffici.. tanto soffici.. ecco, entrate nelle nuvole bianche, compatte ma morbide, soffici, tanto soffici.. ecco, entriamo nelle nuvole, nuvole dolci, rasserenanti.. e poi ancora azzurro.. in questo volo che è ormai una discesa.. scendiamo volando dolcemente, avvolti in un’atmosfera di sicurezza e di serenità.. avvertiamo ora un lieve senso di calore.. come fossimo immersi nell’acqua tiepida.. e il blu è ora acqua tiepida e avvolgente.. ci lasciamo andare.. ci lasciamo cullare.. ci sentiamo bene, rilassati, tranquilli..

Le due mani che ci guidavano non ci sono più ma noi avvertiamo la loro presenza vicina vicina ..sentiamo intorno a noi calore e amore.. avvertiamo un ticchettio continuo, rasserenante.. Abbandoniamoci a questa piacevole sensazione di protezione e amore.

Ed ecco ora una luce.. ci sentiamo trasportare verso questa luce.. come in un tunnell.. lasciamoci andare lungo questo tunnell.. lasciamoci andare.. ecco, stiamo per uscire.. siamo alla luce, in un bellissimo prato verde. Guardiamoci intorno, assaporiamo i colori, i suoni, i profumi..

Ed ecco vicino a noi un bambino o una bambina.. guardiamolo attentamente.. è il nostro Sé Bambino che ci guarda. E anche noi guardiamolo con attenzione e cerchiamo di capire che tipo di bambino sia.. E’ impaurito o sicuro.. sereno o triste o imbronciato.. Vuole stare con noi o guarda dall’altra parte.. cerchiamo di capire che tipo sia.. e se ancora non l’abbiamo fatto prendiamolo per mano o sulle nostre ginocchia, abbracciamolo, coccoliamolo, incominciamo a stabilire un contatto fisico.

Ed ora diciamogli: “Benvenuto, sono felice che tu sia qui” e ripetiamolo più volte, con amore. Ed ancora “Mi piaci così come sei, sarò sempre con te, non importa cosa succederà” e abbracciamolo con molto amore.

Ora contiamo fino a tre e al tre il Bambino avrà un dono per noi nelle sue mani. Uno.. due.. tre–guardiamo qual è il suo dono e ripetiamocelo nella mente per non scordarlo. Ringraziamo il nostro Bambino e prepariamoci a dargli anche noi un nostro dono: uno.. due.. tre. Guardiamo attentamente i doni che ci siamo scambiati e poi ripetendo ancora al nostro Sé Bambino parole di amore e di accettazione, lasciamo che l’immagine svanisca.

Riprendiamo contatto con il nostro respiro.. con questo spazio e questo tempo, con il nostro corpo e, lentamente, apriamo gli occhi.

Vi suggerisco di dedicare a noi stessi ancora qualche minuto scrivendo le sensazioni provate di fronte al nostro Sé Bambino e i doni che ci siamo scambiati: un materiale che ci sarà sicuramente utile, soprattutto se decideremo di ripetere frequentemente questa meditazione . A poco a poco, lavorando ai nostri livelli interiori, possiamo dare al bambino Ferito quello di cui ha bisogno per trasformarsi sempre più nel Bambino Magico che ci appartiene. Non importa se il passato è ci ha feriti, quello che conta è il momento sacro, quel punto di svolta in cui ci rendiamo conto che l’unica realtà veramente reale è il presente e che nel presente possiamo decidere di diventare liberi.

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