Ieri ho ricevuto la piacevolissima telefonata del mio migliore amico al tempo delle scuole superiori; ci siamo “innamorati” al primo sguardo e no ci siamo più divisi. Abbiamo mille ricordi insieme, ed ogni volta che ci sentiamo non facciamo che riviverli: le ore di educazione fisica in cui ci chiudevamo in bagno a fumare, e la profe, che chiamava tutti “Johnny”, quando si accorgeva della nostra assenza ci veniva a cercare e quando ci trovava ci diceva “Johnny, ti mando dal preside”. Ma non l’ha mai fatto. Oggi la nostra prof non c’è più, l’ha trascinata via un male incurabile.
Poi all’ intervallo, andavamo qualche volta nella mia macchina ad ascoltare le nostre canzoni, se ci sentivamo tristi. E se ci beccavano erano guai: non si poteva uscire dal cancello della scuola durante la ricreazione. Ci beccavano sempre, e alla fine si sono assegnati.
Poi i nostri comici compagni, tra cui elena, tanto infantile da piangere se non la invitavi a fumare una sigaretta con te e ti diceva “ti sei stufata di essere mia amica?” col viso rigato di lacrime. Era innamorata, come me, di Lex Luthor, poi si è messa con un ragazzo in carne ed ossa che gli somiglia sul serio ed è diventata più donna.
La gita a Roma: lui era geloso di un nostro compagno che ci provava, sostenendo che io avevo bevuto e che se ne stava approfittando. Mi vuole così bene che, quando dopo tanto tempo, sono riuscita a raccontargli una mia brutta esperienza, ho dovuto subito dire che si trattava di uno scherzo, per quanto ha reagito male.
Il ricord più bello è LA GITA A NIZZA: al ristorante gli riempivo sempre il bicchiere di molliche di pane, e il cameriere lo insultava, ma lui non sapeva come spiegargli, in francese, che era colpa mia. La notte dormivamo abbracciati, in mezzo agli altri, e l’ unica volta che ci siamo allontanati da soli dall’ hotel ci siamo perduti.
Lui ancora si commuove quando gli canto una delle nostre canzoni, quella più bella, quella che più ci lega:
MIA di Gatto Panceri
Quanto ti ho sentita mia
quando siam rimasti cinque giorni a letto
chiusi dentro casa mia
quanto ti ho sentita mia
quando ti ho spogliata e t’ho messo il pigiama
quanto ti ho sentita mia
dentro a quel vagone mentre il treno
che fischiava ci portava via
e quanto ti ho sentita mia
lungo strade assolate di periferia
con le gomme bucate e le bici parcheggiate
dietro un grosso cespuglio d estate
quanto ti ho sentita mia
quando mi chiedevi prima di un esame
di provarti a interrogare
quanto ti ho sentita mia
quando ti ho insegnato sopra il ghiaccio a pattinare
e quanto ti ho sentita mia
in quel vecchio ferroso letto di corsia
mi stringevi la mano eri sotto anestesia
io pregavo e per te stavo male
Tu sei mia…quando vuoi
ma sei mia, mia
tu vai via…tornerai
perchè sei mia
quanto tu non lo sai
tu sei mia mia mia, mia mia mia, mia mia mia o no
tu mi ami ami ami, ami ami ami, ami ami ami o no
tu sei mia mia mia, mia mia mia, mia mia mia o no
tu mi ami ami ami, ami ami ami, ami ami ami o no
e quanto ti ho sentita mia
anche quando mi hai detto “io devo andare via”
e hai gridato “e finita” ma era una bugia
prima o poi tu dovrai ritornare
perché sei mia… quando vuoi
ma sei mia, mia
tu vai via…tornerai
perché sei mia
mia… dove vai che sei mia
quanto tu non lo sai
quanto tu non lo sai
tanto… tu non lo sai
Questa canzone per me è importante: oltre ad essere la nostra canzone, l’ ho ritrovata in vari momenti della vita: mentr ero in macchina con un ragazzo per cui stavo male, avvolti nel silenzio, ed è servita alla mia migliore amica per esprimermi la sua vicinanza in un momento difficile.
Chicco ti adoro e ricorderò sempre te, e i nostri ricordi.