Da circa 4 anni sono l’ ambita meta della mente malata di un folle, il quale, durante i suoi perversi tentativi di conquista, si è beccato pure una denuncia.
Attualmente, continua a tessere le fila del suo diabolico piano in modo più discreto, ma pur sempre molestante.
Ieri sera, eccomi in un bar in centro alle prese con le sbornie altrui tentando di sabotare l’ entusiasmo del prossimo, quando scorgo il tizio in questione, materializzatosi nella mia medesima area spazio-temprale.
Allorchè, un pò impanicata, agguanto un’ amica per il braccio e la trascino fuori dal locale, ma tempo 5 minuti e il folle appare all’ uscita del bar posizionandosi accanto a me con fare indifferente, ma con sguardo psicotico.
Abbraccio con voga il primo essere maschile di mia conoscenza che vedo, il quale conosce la situazione, e che infatti mi dice “ti sta fissando, sembra un mastino!”
Inquietata, prendo i due come scorta e mi dileguo, spostandomi in un locale distante 50 metri dal precedente; confidavo nella fitta nebbia, che mi avrebbe permesso di svanire come un fantasma.
Sti cazzi: l’ amore è cieco ma vede oltre gli agenti atmosferici….o molto più probabilmente è bastata un pò di perspicacia, di cui il folle è evidentemente dotato. Infatti, dopo qualche minuto dal mio approdo al nuovo luogo, eccolo entrare di soppiatto e con cappello con visiera, che fa molto più “so cos’hai fatto”.
Per fortuna io stavo già andandomene, seminandolo all’ istante. Continuo la tattica del vedo-ma-con-la-nebbia-non-vedo, e mi dirigo con gli altri due verso un terzo bar, anch’esso distante pochi metri. Aspetto un pò e mi rilasso, vedendo che il tipo non mi aveva seguita. Dopo una decina di minuti neanche, l’amico mi fa: ”guarda quanta gente sta arrivando…ti pare che non c’è anche lui lì de mezzo?” sottoforma di battuta.
Mai scherzare col fuoco: mi volto, e in mezzo alla folla di gente che stava giungendo scorgo un nanerottolo col cappello in testa ed esplodo in una risata fragorosa; il folle, vedendomi ridere e sentendosi chiamato in causa per via di una coscienza evidentemente sporca, come un torero prende la carica e con passi piccoli e velocissimi (inquietantissimo, vi assicuro, sembrava un burattino, ed io da piccola avevo il terrore di pinocchio. Quando mia madre per tranquillizzarmi mi faceva notare che pinocchio “è l’ amico di tutti i bambini” cominciavo a piangere disperata e non c’era verso di calmarmi) si dirige verso di me, con sguardo omicida, ma all’ultimo, devia leggermente e mi passa dietro di striscio, sparendo oltre la soglia dell’ ingresso del locale.
A quel punto le cose erano 3: ignorarlo e stare lì (impresa ardua: si sarebbe appostato a 1 metro da me e mi avrebbe fissato ininterrottamente ed incondizinatamente), tornare al bar di partenza e ricominciare il giro, o andare a casa.
Stanca morta, inghiacciolita dal freddo pungente, opto per l’ ultima: ci dirigiamo verso la macchina, parcheggiata in cima al corso, e mentre saliamo, l’ amico mi fa: “girati e guarda chi c’è”. Ebbene sì: mi aveva seguita a piedi fino alla macchina, per poi andare a casa a sua volta.
Conclusione: per lo meno me so fatta 2 grasse risate e mi sono annoiata un pò meno, e ho sopportata la serata astemia consolandomi pensando “c’è chi sta peggio”. Tutto serve a qualcosa….