Archivio per Gennaio, 2008

LA NOSTRA CANZONE

Posted in canzoni, ricordi con i tag , on Gennaio 25, 2008 by redpassion14

Ieri ho ricevuto la piacevolissima telefonata del mio migliore amico al tempo delle scuole superiori; ci siamo “innamorati” al primo sguardo e no ci siamo più divisi. Abbiamo mille ricordi insieme, ed ogni volta che ci sentiamo non facciamo che riviverli: le ore di educazione fisica in cui ci chiudevamo in bagno a fumare, e la profe, che chiamava tutti “Johnny”, quando si accorgeva della nostra assenza ci veniva a cercare e quando ci trovava ci diceva “Johnny, ti mando dal preside”. Ma non l’ha mai fatto. Oggi la nostra prof non c’è più, l’ha trascinata via un male incurabile.

Poi all’ intervallo, andavamo qualche volta nella mia macchina ad ascoltare le nostre canzoni, se ci sentivamo tristi. E se ci beccavano erano guai: non si poteva uscire dal cancello della scuola durante la ricreazione. Ci beccavano sempre, e alla fine si sono assegnati.

Poi i nostri comici compagni, tra cui elena, tanto infantile da piangere se non la invitavi a fumare una sigaretta con te e ti diceva “ti sei stufata di essere mia amica?” col viso rigato di lacrime. Era innamorata, come me, di Lex Luthor, poi si è messa con un ragazzo in carne ed ossa che gli somiglia sul serio ed è diventata più donna.

La gita a Roma: lui era geloso di un nostro compagno che ci provava, sostenendo che io avevo bevuto e che se ne stava approfittando. Mi vuole così bene che, quando dopo tanto tempo, sono riuscita a raccontargli una mia brutta esperienza, ho dovuto subito dire che si trattava di uno scherzo, per quanto ha reagito male.

Il ricord più bello è LA GITA A NIZZA: al ristorante gli riempivo sempre il bicchiere di molliche di pane, e il cameriere lo insultava, ma lui non sapeva come spiegargli, in francese, che era colpa mia. La notte dormivamo abbracciati, in mezzo agli altri, e l’ unica volta che ci siamo allontanati da soli dall’ hotel ci siamo perduti.

Lui ancora si commuove quando gli canto una delle nostre canzoni, quella più bella, quella che più ci lega:

MIA di Gatto Panceri

Quanto ti ho sentita mia
quando siam rimasti cinque giorni a letto
chiusi dentro casa mia
quanto ti ho sentita mia
quando ti ho spogliata e t’ho messo il pigiama
quanto ti ho sentita mia
dentro a quel vagone mentre il treno
che fischiava ci portava via
e quanto ti ho sentita mia
lungo strade assolate di periferia
con le gomme bucate e le bici parcheggiate
dietro un grosso cespuglio d estate

quanto ti ho sentita mia
quando mi chiedevi prima di un esame
di provarti a interrogare
quanto ti ho sentita mia
quando ti ho insegnato sopra il ghiaccio a pattinare
e quanto ti ho sentita mia
in quel vecchio ferroso letto di corsia
mi stringevi la mano eri sotto anestesia
io pregavo e per te stavo male

Tu sei mia…quando vuoi
ma sei mia, mia
tu vai via…tornerai
perchè sei mia
quanto tu non lo sai

tu sei mia mia mia, mia mia mia, mia mia mia o no
tu mi ami ami ami, ami ami ami, ami ami ami o no
tu sei mia mia mia, mia mia mia, mia mia mia o no
tu mi ami ami ami, ami ami ami, ami ami ami o no

e quanto ti ho sentita mia
anche quando mi hai detto “io devo andare via”
e hai gridato “e finita” ma era una bugia
prima o poi tu dovrai ritornare

perché sei mia… quando vuoi
ma sei mia, mia
tu vai via…tornerai
perché sei mia
mia… dove vai che sei mia
quanto tu non lo sai
quanto tu non lo sai
tanto… tu non lo sai

Questa canzone per me è importante: oltre ad essere la nostra canzone, l’ ho ritrovata in vari momenti della vita: mentr ero in macchina con un ragazzo per cui stavo male, avvolti nel silenzio, ed è servita alla mia migliore amica per esprimermi la sua vicinanza in un momento difficile.

Chicco ti adoro e ricorderò sempre te, e i nostri ricordi.

Posted in Senza Categoria on Gennaio 25, 2008 by redpassion14

Anche questo esame è andato, e piuttosto bene, dopo qualche minuto di monologo in inglese mi son conquistata un bel 30. Ora l’ ultima full-immersion nell’ esame del 4 febbraio e poi STOP! Vacanza di 3 giorni a Firenze!

Sono comunque un pò giù: oggi dovevo stare con una delle mie più care amiche in assoluto, è da una settimana che su msn non facciamo che dirci “non vedo l’ora che sia venerdì” ma purtroppo è dovuto saltare tutto. Vedete, per via dell’ Unversità entrambe passiamo la settimana fuori, così i momenti per un “happy hour” come lo chiamiamo noi, son davvero rari. Oltretutto, avevamo molto di cui parlare.

Ma non fa nulla, appena la sessione d’ esame finirà, mi farò un bel week-end bolognese, da lei e dal mio piccolo angelo custode, sara.

Vi voglio bene da matti bimbe. 

HELP

Posted in Senza Categoria on Gennaio 23, 2008 by redpassion14

Domani mattina ore dieci esame orale di inglese…..sono forte del fatto di sapere molto bene la prime due pagine….e basta.

ORDINARIA FOLLIA

Posted in follia con i tag on Gennaio 20, 2008 by redpassion14

Da circa 4 anni sono l’ ambita meta della mente malata di un folle, il quale, durante i suoi perversi tentativi di conquista, si è beccato pure una denuncia.

Attualmente, continua a tessere le fila del suo diabolico piano in modo più discreto, ma pur sempre molestante.

Ieri sera, eccomi in un bar in centro alle prese con le sbornie altrui tentando di sabotare l’ entusiasmo del prossimo, quando scorgo il tizio in questione, materializzatosi nella mia medesima area spazio-temprale.

Allorchè, un pò impanicata, agguanto un’ amica per il braccio e la trascino fuori dal locale, ma tempo 5 minuti e il folle appare all’ uscita del bar posizionandosi accanto a me con fare indifferente, ma con sguardo psicotico.

Abbraccio con voga il primo essere maschile di mia conoscenza che vedo, il quale conosce la situazione, e che infatti mi dice “ti sta fissando, sembra un mastino!”

Inquietata, prendo i due come scorta e mi dileguo, spostandomi in un locale distante 50 metri dal precedente; confidavo nella fitta nebbia, che mi avrebbe permesso di svanire come un fantasma.

Sti cazzi: l’ amore è cieco ma vede oltre gli agenti atmosferici….o molto più probabilmente è bastata un pò di perspicacia, di cui il folle è evidentemente dotato. Infatti, dopo qualche minuto dal mio approdo al nuovo luogo, eccolo entrare di soppiatto e con cappello con visiera, che fa molto più “so cos’hai fatto”.

Per fortuna io stavo già andandomene, seminandolo all’ istante. Continuo la tattica del vedo-ma-con-la-nebbia-non-vedo, e mi dirigo con gli altri due verso un terzo bar, anch’esso distante pochi metri. Aspetto un pò e mi rilasso, vedendo che il tipo non mi aveva seguita. Dopo una decina di minuti neanche, l’amico mi fa: ”guarda quanta gente sta arrivando…ti pare che non c’è anche lui lì de mezzo?” sottoforma di battuta.

Mai scherzare col fuoco: mi volto, e in mezzo alla folla di gente che stava giungendo scorgo un nanerottolo col cappello in testa ed esplodo in una risata fragorosa; il folle, vedendomi ridere e sentendosi chiamato in causa per via di una coscienza evidentemente sporca, come un torero prende la carica e con passi piccoli e velocissimi (inquietantissimo, vi assicuro, sembrava un burattino, ed io da piccola avevo il terrore di pinocchio. Quando mia madre per tranquillizzarmi mi faceva notare che pinocchio “è l’ amico di tutti i bambini” cominciavo a piangere disperata e non c’era verso di calmarmi) si dirige verso di me, con sguardo omicida, ma all’ultimo, devia leggermente e mi passa dietro di striscio, sparendo oltre la soglia dell’ ingresso del locale.

A quel punto le cose erano 3: ignorarlo e stare lì (impresa ardua: si sarebbe appostato a 1 metro da me e mi avrebbe fissato ininterrottamente ed incondizinatamente), tornare al bar di partenza e ricominciare il giro, o andare a casa.

Stanca morta, inghiacciolita dal freddo pungente, opto per l’ ultima: ci dirigiamo verso la macchina, parcheggiata in cima al corso, e mentre saliamo, l’ amico mi fa: “girati e guarda chi c’è”. Ebbene sì: mi aveva seguita a piedi fino alla macchina, per poi andare a casa a sua volta.

Conclusione: per lo meno me so fatta 2 grasse risate e mi sono annoiata un pò meno, e ho sopportata la serata astemia consolandomi pensando “c’è chi sta peggio”. Tutto serve a qualcosa….

POST POST WEEK-END

Posted in week-end on Gennaio 20, 2008 by redpassion14

Quando il diritto di assumere sostanze alcolemiche viene negata, per ragioni burocratiche, trascorrere un week-end girovagando di bar in bar non è cosa facile.

Soprattutto, non lo è quando ci si trova in mezzo ad una trentina di persone, ad una festa di compleanno, di cui l’ 85% ha assunto sostanze molto stupefacenti, e l’ altro 15% ha ingurgitato nonchè mischiato alcool di tutti i tipi: dal vinello a 12° di bottiglia, al rum e pera di compagnia”al prosecchino per il brindisi fino a degenerare nell’ inevitabile cicchetto, il quale viene abitualmente “ammazzato”, o “schiantato” con una media di 3 ogni 15 minuti.

Tutto ciò mi ha devastata.

Ok se esci, fai 2 giri e 4 chiacchiere in tutta tranquillità e sobrietà, ma trovarsi in mezzo a persone deliranti e casiniste fra le quali tu sei l’unica COMPLETAMENTE LUCIDA è un vero e proprio incubo.

Ma alla fine, sommando venerdì e sabato, sono riuscita a fare 12 ore di vita sociale senza addormentarmi in mezzo alla strada comunque, e ne sono pure fiera.

IL BAMBINO INTERIORE

Posted in psicologia on Gennaio 17, 2008 by redpassion14

Tempo fa, dopo un brutto periodo, ho sognato un uomo anziano con una lunga barba bianca, che nel sogno mi ricordava un mago, che mi ha detto: “devi far venire fuori il bambino che piange dentro di te”

Io, per quanto appassionata di psicologia, non sapevo nulla sull’ argomento “bambino interiore”,anchese ne avevo sentito parlare.

Questi sono le “risposte” che ho trovato.

Possibile che proprio il “Bambino interiore” sia il perno su cui poggia, anzi, su cui pesa tutta la nostra dinamica psichica?

bimboIl “Puer aeternus” o l’abusato “Bambino interiore” di cui tutti oggi parlano, compare molto spesso nei sogni. Individuarne la presenza, analizzarne l’aspetto, sentirne il grande potere,  creare un contatto con la sua energia, amplia la  consapevolezza e la propria esperienza personale. 

E’ un modo  per imparare  a conoscersi meglio, per dare un nome ed anche un volto a certa inquietudine che ci assale, o al bisogno irrefrenabile, a volte, di fare  qualcosa che è fuori del nostro modo di essere, oppure al senso di vuoto e di disperazione, o al bisogno famelico di amore e di attenzione, alla paura dell’abbandono….

 Il nostro Bambino interiore, anche quando  non sappiamo di averlo, si fa sentire in mille modi, si manifesta attraverso le sensazioni di cui vi ho appena parlato, si manifesta principalmente nei sogni.
Paola, mia cara amica,  sogna di finire con l’auto in una  scarpata, trovare qui una casa sconosciuta, al cui interno c’è una culla. Dentro la culla vede un uovo grande e luminoso ed un fanciullo sorridente e con i boccoli d’oro. Paola mi scrive: “La vista di quel fanciullo mi ha riempito il cuore di un grande sentimento di gioia e speranza”.
Eugenio,  sposato e senza figli, sogna di avere un bambino di circa un anno che già sa parlare. Lo prendebimbo in braccio e mentre lo ascolta  sente il suo peso aumentare sempre di più, al punto da doverlo mettere giù. E mi dice alla fine del suo racconto:
Perché quel bambino assomigliava tanto a me, e perchè era così pesante?”
Gabriella sogna di portare in grembo una bambina e di sentire nei suoi confronti un amore fortissimo. Dice: “Mi meraviglio ancora di quanto amore ho provato per quell’ esserino che ancora non avevo conosciuto. Sono felicissima! Mi mette così di buon umore.”


E per ultimo il sogno che considero  più significativo  mostra il cambiamento che  può avvenire nello stato onirico, e che si può riflettere nella realtà del sognatore:

Ivana sogna di andare in una parte della città sconosciuta in cui vivono bambini poveri e delinquenti. Questi bambini sembra vogliano farle del male e lei dapprima ne è impaurita, ma poi si avvicina ad uno di questi, sporco e scuro di carnagione e lo prende in braccio nonostante lui si divincoli. Lo abbraccia e lo coccola,  e quando lo rimette giù, il bambino è diventato “buono”. Fa lo stesso con altri bambini e tutti, dopo le coccole, si trasformano in bimbi docili, buoni ed affettuosi.

BimboSpesso, quando il Bambino interiore è stato trascurato o ferito, fatica a mostrarsi, oppure si mostra arrabbiato o aggressivo, o con un aspetto sgradevole o addirittura morto.  Nel sogno di Ivana il bambino è scuro di carnagione e sporco. Appare cioè sgradevole e “diverso”. Nel sogno lei vince il timore e lo prende in braccio, e qui avviene il cambiamento, la trasformazione. Il bambino diventa “buono”, cioè avviene un contatto,  il bambino interiore può essere integrato, perchè viene accettato ed amato.

Questo accade per tutte le sub-personalità che rinneghiamo e che cacciamo nella profondità dell’inconscio, quando cominciamo ad accettarle e a non farci intimidire dal carico emotivo e di dolore che portano, si “sgonfiano”, perdono cioè le loro caratteristiche intimidatorie o demoniache.

Racconto  questi sogni,  per farvi capire quanto spesso  il Bambino interiore compare nei sogni, ed in quali molteplici forme: bambini feriti, maltrattati o addirittura morti, sono purtroppo molto frequenti, ed indicano la distanza da questa parte di noi, l’inconsapevolezza, la trascuratezza nei suoi confronti. Così come la gioia di altri sogni indica invece il contatto, la sua presenza, la sua accettazione.

 Perchè il nostro inconscio ci rimanda  tanto spesso questa immagine?Possibile che proprio il “Bambino interiore” sia il perno su  cui poggia, tutta la nostra dinamica psichica?
 E cosa è  questo meraviglioso e magico Bambino interiore che ha tutto questo potere?

” E’ necessario restare bambini pur essendo divenuti adulti”….
E’ necessario recuperare la spontaneità, la creatività, la fantasia per equilibrare un mondo adulto spesso svuotato,in cui viene a mancare l’entusiasmo, in cui non si sa godere del qui ed ora…..

bimbo con aquilone 

Il Bambino interiore è  una parte della  nostra personalità che resta sempre bambina e che quindi mantiene in se’ le caratteristiche legate al mondo dell’infanzia. E’ l’aspetto di noi che porta nella nostra vita la giocosità, la creatività, lo stupore, il contatto con lo spirito, ma anche il bisogno, la vulnerabilità. Perché allora spesso questo bambino interiore non lo sentiamo?
Perché per farsi conoscere  deve mostrarsi nei nostri sogni?

Perché intorno a questa parte, nel corso della nostra crescita, si sviluppa tutto il nostro sistema protettivo, le nostra maschere, le nostre corazze…e tutto questo va bene, viviamo in mezzo agli altri e dobbiamo anche saperci  proteggere, ma il nostro sistema protettivo, nell’intento di proteggere, spesso finisce per soffocare questa parte, per renderla inaccessibile. Non la sentiamo più, siamo ormai identificati con il mondo dei “grandi”, siamo adulti, siamo seri, siamo responsabili. 

 Hansel e Gretel

Però il bambino interiore resiste e sopravvive dentro di noi, ed anche fuori di noi, anzi se facciamo un passo indietro vediamo che fa parte della nostra civiltà da almeno 2000 anni. Pensate ai miti, alle favole, da Pollicino, a Cenerentola, a Hansel e Gretel, tutto ci parla di bambini  maltrattati, abusati, di mostri e streghe cattive, ma pure di magia e salvezza, di redenzione e potere. Anche attraverso le favole ed i miti noi recuperiamo il contatto con il nostro  Bambino interiore.

Questo avviene perchè abbiamo la capacità di identificarci: tutti siamo stati piccoli ed indifesi, tutti siamo stati sgridati o abbiamo subito ingiustizie, tutti abbiamo avuto paura di perdere la sicurezza, l’approvazione, l’amore dei genitori, e tutti avremmo voluto per magia recuperare l’amore, il calore, il benessere originario.

Il Bambino interiore è quindi una realtà nella nostra struttura psicologica. Jung è stato il primo a parlarne nel 1912. E’ lui che conia il termine di “Puer aeternus” (Fanciullo eterno) che sarà ripreso da altri psicologi e terapeuti dell’epoca, che addirittura ne parleranno come del nostro vero io”, del nostro “io reale”.

Perché Jung focalizza tanto la sua attenzione sul bambino?
Per Jung il bambino rappresenta l’inizio e la fine, la creatura che esiste prima dell’ uomo, ma anche la creatura finale, o meglio, una anticipazione di quello che la creatura sarà, una anticipazione della vita oltre la morte.

Quindi l’archetipo del Fanciullo è legato alla “nascita e rinascita”, è legato a tutte le qualità di gioia e creatività, ma può avere anche una connotazione negativa.
L’allieva prediletta di Jung,  M.L. Von Frantz, prende in esame, nel suo libro “Il Puer aeternus” proprio questo aspetto di ombra, che può rivelare la parte bambina.

Infatti, se da un lato il bambino rappresenta il rinnovamento della vita, la spontaneità, ed una nuova l’apertura verso il futuro, dall’altro manifesta anche un aspetto distruttivo: “l’infantilismo” che deve essere sacrificato per poter crescere: ciò che porta l’adulto a essere dipendente, pigro, a fuggire i problemi e le responsabilità della vita. E’ come se il bambino interiore facesse i capricci, come se dicesse: “Voglio tutto, voglio averlo ad ogni costo e sono gli altri che me lo devono dare”

Cosa significa questo?

Che una persona adulta che utilizza nel suo modo di essere solo il bambino interiore, che lo mette in evidenza, può apparire sicuramente gioioso, simpatico, compagnone, con una gran facilità di rapporti, ma può  essere totalmente incapace di prendere decisioni, di assumersi delle responsabilità, di sacrificarsi, di fare le cose regolarmente. E’ una persona cara, ma  ha sempre bisogno di appoggiarsi agli altri, che non sa accudirsi e cavarsela da solo.

Allora, crescere diventare adulti è necessario, è buono.

Ma come  crescere  e divil piccolo principeentare adulti senza perdere il senso della totalità, della creatività, come uscire dalla vita fantastica dell’infanzia mantenendo intatti i valori del bambino?
 

Bisogna conoscere il proprio Bambino interiore nelle sue contraddizioni, nei suoi aspetti molteplici, nei suoi lati luminosi e di ombra. Non c’è altra strada, conoscere, riconoscere, accettare questa parte di noi, farla fiorire per recuperarne le qualità.

E’ necessario restare bambini pur essendo divenuti adulti” dice Aldo Carotenuto.  E’ necessario recuperare la spontaneità, la creatività, la fantasia  per equilibrare un mondo adulto spesso svuotato, in cui viene a mancare l’entusiasmo, in cui non si sa godere del qui ed ora,  in cui ci si vergogna ad esprimere le proprie emozioni, ci si vergogna a chiedere.

Cristo :” Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli”.

Diventare come bambini significa nutrire il proprio Bambino interiore, recuperare lo sguardo infantile, lo sguardo incantato. Il bambino è l’apertura nei confronti del mondo e nei confronti degli altri, è la spinta verso la vita e verso lo spirito.

Ma proprio quando appare nei sogni il Bambino interiore mostra tutte le sue innumerevoli sfaccettature: bambino felice, bambino ferito, bambino capriccioso, bambino invadente, bambino giocoso, bambino tenero, bambino arrabbiato, bambino spirituale, bambino magico.

Cominciare, attraverso i nostri sogni a comprendere lo stato di benessere o malessere del nostro Bambino interiore,  è un’avventura che può riservarci molte sorprese.

E IL BAMBINO FERITO SI ACCORSE DI ESSERE MAGICO

di Susanna Garavaglia

Ho davanti a me le carte di Findhorn e ne estraggo una per avere un’ispirazione. “Sei completamente libero di scegliere il tuo sentiero, quindi cercalo e seguilo e alla fine raggiungerai la meta: la tua autorealizzazione di Me, la divinità presente dentro di te.”

In ogni storia di ogni tempo si parla di sentiero perché c’è sempre un protagonista che ad un certo punto della sua vita abbandona una realtà che gli sta stretta, un carcere che non gli appartiene più e si incammina alla ricerca di un tesoro: un regno, una donna da salvare, uno scrigno, un lavoro. E’ il momento in cui decide di non voler più vivere fuori di sé, in una realtà che gli è estranea e, consapevolmente, si mette alla ricerca di se stesso. Ma come può raggiungersi? Non si tratta di ritrarre la propria natura per vivere all’altezza di modelli esterni a noi ma semplicemente di lasciarci essere ciò che già siamo. Se lottiamo contro la nostra crescita non ascoltando gli impulsi che ci spingono a cambiare, rimaniamo prigionieri di quel carcere che nelle fiabe ha i contorni della casa del padre che ha voluto risposarsi dopo la morte della madre oppure dell’umile stanzetta in mezzo al bosco piena di stenti o, comunque di una dimora che ha perso la sua connotazione affettiva.

Ogni trasformazione è questo lasciare emergere sé da sé, agendo in armonia con la propria parte saggia e profonda. La nostra anima, il nostro Sé sa perché è qui, conosce il suo compito in questa incarnazione ma nel corso della vita siamo stati costretti a costruirci una Personalità per adattarci alle circostanze, al ruolo, per avere il consenso sociale, ed è questa maschera che ha preso il sopravvento, facendoci allontanare dalla voce che sa. Pertanto deviamo dal cammino, cercando di adattarci alla realtà esterna per essere amati e accettati, per non essere respinti.

Mi ha sempre colpito il compito del Mago della pioggia: non fa niente di particolare per avere l’acqua, si apre soltanto alla pioggia lasciando che ciò che deve essere sia, permettendole di manifestarsi. E noi siamo tutti maghi della pioggia quando lasciamo che ci parli la voce del nostro Sé: qui c’è la fonte della felicità, anzi questa è la felicità. Quando ci intrappoliamo in un comportamento dipendente cerchiamo invece la felicità in ciò che è esterno a noi stessi. E questa anche perchè fin da bambini ci è spesso mancato quel senso di approvazione incondizionata che ci faceva sentire preziosi per il solo fatto di esistere. Abbiamo invece ricevuto il messaggio di valere per quello che avevamo o che avremmo fatto. Riuscire è diventata la meta di ogni nostra azione ma un’altra idea si è aggiunta, la paura di non essere abbastanza bravi e la convinzione che la nostra forza, quindi, non sia dentro di noi ma provenga dall’esterno.

Abbiamo tutti un Bambino Ferito che piange dentro di noi perché crede di avere fatto qualcosa di sbagliato e si sente in colpa e prova vergogna pensando di essere stato cattivo. Ha paura di essere punito e la punizione che teme è la perdita dell’amore : non possiamo essere amati perché non siamo stati abbastanza bravi. Abbiamo bisogno di ridare approvazione al nostro Bambino Interiore perché è quella paura di non meritare amore che ci induce ad evitare quell’introspezione che ci metterebbe a contatto con quel senso di colpa e quella vergogna che temiamo . Per questo cerchiamo appoggio all’esterno, negli altri, nelle attività, nelle sostanze, nel possesso. E’ proprio ponendo la nostra tranquillità e la nostra pace fuori di noi che abbracciamo la trappola della dipendenza., come se il nostro vuoto potesse essere colmato da qualcosa d’altro.

La nostra cecità risiede nella incapacità di accorgerci della nostra bellezza e il dono più grande che possiamo farci ogni giorno è ripeterci “Io mi amo e mi accetto esattamente come sono”: questo è il contatto risanatore con il Bambino che soffre e non si ama perché è convinto di essere stato cattivo, perché non si è sentito all’altezza delle aspettative e ha avuto paura di essere abbandonato. Ma quel Bambino ha bisogno di sapere che in lui c’è l’abbondanza e che non gli manca nulla per essere felice.

Se crediamo che questo sia un buon momento per dare al nostro Bambino Interiore quella approvazione che ha valore proprio perché viene da noi stessi, proviamo a metterci comodi, in un luogo tranquillo e in una posizione che ci possa aiutare a scendere ai nostri livelli interiori profondi. Respiriamo profondamente, ricordandoci che è importante allungare l’espirazione, svuotando i polmoni fino in fondo, lentamente, con amore. Ripetiamo tre volte questa respirazione con gli occhi chiusi e poi procediamo all’allineamento del corpo fisico, del corpo emotivo e di quello mentale.
Suggerisco di ripetere mentalmente le formule di disidentificazione “Io ho un corpo ma io sono molto più di questo mio corpo”, mentre ogni muscolo si rilassa sempre più profondamente, “Io ho delle emozioni ma io sono molto più di queste mie emozioni”, lasciando che le emozioni si allontanino, “Io ho una mente ma io sono molto più di questa mia mente” e i pensieri se ne vanno piano piano.
Possiamo poi contare mentalmente da 21 a 1 lasciando che ad ogni numero decrescente il nostro stato di rilassamento diventi sempre più profondo.
Ed ora un punto blu viene verso di noi, fino a riempire il nostro schermo visivo. Entriamo in questo punto di luce, in questa macchia che si espande, tuffiamoci: siamo in una distesa di azzurro e di blu dalle mille sfumature. Abbandoniamoci a questa distesa di azzurro e di blu, lasciamoci andare. Stiamo volando nel blu, cullati da correnti leggere che ci fanno andare avanti e indietro, a destra e a sinistra.. e l’alto e il basso si confondono.. Stiamo danzando nel blu.. ci sentiamo bene.. rilassati.. tranquilli.

Ed ora una mano.. ecco, avvertiamo una mano di donna che si avvicina.. una mano amorevole, calda.. non riusciamo a vedere il resto del corpo e non è importante vederlo perché la nostra attenzione è su questa mano piena di amore che afferra la nostra mano sinistra. Lasciamoci afferrare le nostre dita da quella mano dolce, sentiamo il calore morbido e accogliente sui nostri polpastrelli.

Ed ora un’altra mano, maschile, più forte e sicura afferra la nostra destra. E noi stiamo volando, guidati da queste due mani che ci comunicano amore, sicurezza, tenerezza, voliamo nel blu e percepiamo una grande pace. Godiamoci questa pace(pausa)

. Ed ecco che la nostra attenzione è ora nelle mani che ci guidano, mani calde, mani d’amore, mani sicure ed incominciamo a percepire una lieve sensazione di discesa.. stiamo scendendo lentamente, dolcemente.. Ora sotto di noi vediamo una coltre fitta fitta di nuvole bianche, compatte ma morbide, soffici.. tanto soffici.. ecco, entrate nelle nuvole bianche, compatte ma morbide, soffici, tanto soffici.. ecco, entriamo nelle nuvole, nuvole dolci, rasserenanti.. e poi ancora azzurro.. in questo volo che è ormai una discesa.. scendiamo volando dolcemente, avvolti in un’atmosfera di sicurezza e di serenità.. avvertiamo ora un lieve senso di calore.. come fossimo immersi nell’acqua tiepida.. e il blu è ora acqua tiepida e avvolgente.. ci lasciamo andare.. ci lasciamo cullare.. ci sentiamo bene, rilassati, tranquilli..

Le due mani che ci guidavano non ci sono più ma noi avvertiamo la loro presenza vicina vicina ..sentiamo intorno a noi calore e amore.. avvertiamo un ticchettio continuo, rasserenante.. Abbandoniamoci a questa piacevole sensazione di protezione e amore.

Ed ecco ora una luce.. ci sentiamo trasportare verso questa luce.. come in un tunnell.. lasciamoci andare lungo questo tunnell.. lasciamoci andare.. ecco, stiamo per uscire.. siamo alla luce, in un bellissimo prato verde. Guardiamoci intorno, assaporiamo i colori, i suoni, i profumi..

Ed ecco vicino a noi un bambino o una bambina.. guardiamolo attentamente.. è il nostro Sé Bambino che ci guarda. E anche noi guardiamolo con attenzione e cerchiamo di capire che tipo di bambino sia.. E’ impaurito o sicuro.. sereno o triste o imbronciato.. Vuole stare con noi o guarda dall’altra parte.. cerchiamo di capire che tipo sia.. e se ancora non l’abbiamo fatto prendiamolo per mano o sulle nostre ginocchia, abbracciamolo, coccoliamolo, incominciamo a stabilire un contatto fisico.

Ed ora diciamogli: “Benvenuto, sono felice che tu sia qui” e ripetiamolo più volte, con amore. Ed ancora “Mi piaci così come sei, sarò sempre con te, non importa cosa succederà” e abbracciamolo con molto amore.

Ora contiamo fino a tre e al tre il Bambino avrà un dono per noi nelle sue mani. Uno.. due.. tre–guardiamo qual è il suo dono e ripetiamocelo nella mente per non scordarlo. Ringraziamo il nostro Bambino e prepariamoci a dargli anche noi un nostro dono: uno.. due.. tre. Guardiamo attentamente i doni che ci siamo scambiati e poi ripetendo ancora al nostro Sé Bambino parole di amore e di accettazione, lasciamo che l’immagine svanisca.

Riprendiamo contatto con il nostro respiro.. con questo spazio e questo tempo, con il nostro corpo e, lentamente, apriamo gli occhi.

Vi suggerisco di dedicare a noi stessi ancora qualche minuto scrivendo le sensazioni provate di fronte al nostro Sé Bambino e i doni che ci siamo scambiati: un materiale che ci sarà sicuramente utile, soprattutto se decideremo di ripetere frequentemente questa meditazione . A poco a poco, lavorando ai nostri livelli interiori, possiamo dare al bambino Ferito quello di cui ha bisogno per trasformarsi sempre più nel Bambino Magico che ci appartiene. Non importa se il passato è ci ha feriti, quello che conta è il momento sacro, quel punto di svolta in cui ci rendiamo conto che l’unica realtà veramente reale è il presente e che nel presente possiamo decidere di diventare liberi.

Maria mi deludi

Posted in televisione on Gennaio 17, 2008 by redpassion14

Ho sempre adorato Maria De Filippi, considerandola una conduttrice seria e di cuore.

Dieci minuti fa però mi ha veramente deluso: come cavolo si fa a mettere quel testa di minchia di Giovanni sul trono???

Per fortuna, a fare da contrappeso, c’è Jack.

COSE CHE AMO:

Posted in c'est moi on Gennaio 17, 2008 by redpassion14

-il caffè alla mattina, seguito immancabilmente da una sigaretta  

- che il caffè mi venga portato a letto, e che la sigaretta m venga offerta da terzi  

- ricevere telefonate piacevoli

- compicarmi da sola l’ esistenza

- tutte le canzoni che mi rocordano qualcosa, qualcuno. qualchedove e qualchecome

- condividere ogni piccola cosa con le persone che amo

- la fotografia, il cinema, ovvero ciò che studio

- l’ esoterismo

- la psicologia

- gli abiti da sposa

- ricordare qualcosa insieme a qualcuno

- sorprendere

- provare piacere per le piccole cose di tutti i giorni

Botta di culo…ehm, fortuna

Posted in esami on Gennaio 16, 2008 by redpassion14

Ieri mattina mi sono avventurata, in compagnia di Tepo e Lucia, alla volta del piano B della mia Università per aggiungere al mio sapere nuove proficue nozioni: ovvero, quanto (o quanto meno) avessimo preso al famigerato esame di cui sotto.

Parto in quarta con le complici al seguito, quando d’improvviso, l’ ansia si appropria di me lasciandomi immobile a circa un metro e mezzo dal saggio foglio contenente la lista dei voti: distanza sufficiente per riuscire a NON leggere.

Le due mi superano con fogacia, ma rimangono immobili a faccia in su, a 2 cm dal foglio, senza proliferare suono alcuno.

Allorchè, essendo una delle prime dell’ alfabeto, mi avvicino cautamente e scorgo solo i primi voti, senza guardare i nomi: “non suff”…”non suff”…”non suff”…”non suff”….già rassegnata, mi avvicino ancora meglio e scopro che la dea bendata (o forse quel pò che ho studiato) mi ha posizionato al quinto posto nell’ alfabeto, cosicchè con sorpresa realizzo di aver superato l’esame, e con un discreto voto (sicuramente più di ciò che mi aspettavo), tale 25.

Purtroppo a tepo e lucia non è andata bene, ma è solo un esame, e nel loro caso s’ ha da rifare. Ho preso anche un minuto 26 all’ esame di informatica, dato senza aspetattiva alcuna ma rivelatosi proficuo.

E così, na bella botta di culo in questo frenetico periodo di “sotto esame” ci voleva!

Come sono?

Posted in c'est moi on Gennaio 14, 2008 by redpassion14

Sono dolce, ma all’ improvviso divento una iena

Sono solare, ma d’un trtto mi rabbuio e può durare una giornata intera

Sono disponibile, ma se mi girano posso tranquillamente mandarti a cagare…

Sono intelligente, ma guardo Uomini e donne

So tante cose, ma non sono còlta

Sono comprensiva, ma spesso mi arrabbio per cose stupide

Sono empatica, ma a volte non riesco a capire gli altri

Mi piace ascoltare gli altri e lo faccio…ma mai quanto parlare di me o farmi ascoltare

Sono sincera e onesta, anche se almeno una volta al giorno parlo male di qualcuno

Sono discreta, anche se adoro spettegolare

Sono creativa, ma non so dipngere, ne suonare, ne disegnare

Sono buona, anche se mi capita di ferire gli altri

Sono sensibile, ma spesso solo con chi mi pare

Sono ironica, ma non sempre capisco le battute altrui

Sono sarcastica, ma non sempre mi piace scherzare

Sono romantica, ma quando ad esserlo sono gli altri li sfotto

Sono carina, ma non tutti i giorni mi ci sento

Sono fragile, ma chi non mi conosce ha l’ impressione che non ho bisogno di nessuno

Non sono sola, ma a volte mi ci sento

Sono paranoica, ma gli altri mi ripetono sempre che…sono solo paranoie….

Sono innamorata, ma non lo dimostro come dovrei

Sono viva, anche se una parte di me non lo è più

Sono vivace, ma in un attimo divento apatica

Sono forte, e lo dimostro esprimendo le mie debolezze

Sono orgogliosa, ma a volte pur di salvare il mio orgoglio esagero e dimostro di non averne

Son gelosa, anche se mi fido di chi amo

Sono una sognatrice, anche se sognare a colte fa soffrire

Sono una viaggiatrice, anche se a viaggiare è solo la mia mente

Sono insicura, così tanto sa sembrare il contrario

Sono egocentrica, anche se mi preoccupo sempre per gli altri

Sono modesta, anche se forse a questo punto non sembra

Sono intuitiva, anche se a volte non mi rendo conto delle cose più ovvie

Sono una persona che spera, perchè sa che “chi smette di sperare inizia un pò a morire”.